Con più attenzione alla biodiversità e alle differenze tra gli oli monocultivar si può contribuire a salvare il comparto. Iniziamo a fare una lista, non delle varietà ma della varietà di oli che assaggiamo durante l’anno. Un percorso culturale che può anche diventare gastronomico, facendo anche piacevoli scoperte

Piero Palanti per Teatro Naturale

Il numero di varietà di Olea Europea registrate nell’elenco delle varietà delle piante da frutto  al 3 gennaio 2019 sono 708 (DDG n° 127 del  3 gennaio 2019 modifiche al registro  dei fruttiferi).

PIERO PALANTI

Sono invece 651 per il sito Piani di settore gestito da Ismea.
Togliamo qualche sinonimo e qualche doppione e, visto che le fonti sono discordanti, diamone per buone  550 circa. L’importanza in questo contesto non è il numero esatto ma la grandezza. Un patrimonio  enorme!
Certo non da tutte si farà l’olio ma sono curioso di sapere da quante se ne estrae, molte sono utilizzate soltanto come olive da mensa,  altre, invece, hanno la duplice attitudine.
E qui scatta quella mania tutta  italiana di vantarsi delle proprie cultivar uscendo subito dal seminato “la mia è migliore”, “ le mie sono più buone”,  “la mia regione ne ha di superiori” e finiamo qualsiasi discorso di crescita, cultura o miglioramento della filiera … vince sempre il campanilismo ! Che tristezza…
L’olivicoltura italiana è indubbiamente in difficoltà e la domanda sorge spontanea:  Perché? Con il patrimonio che abbiamo? Ma è possibile?
Anche qui scateniamo la bagarre. A volte penso che sia una battaglia persa e sono convinto che qualcuno stia seduto in qualche ufficio godendo delle lotte e delle guerre fratricide aspettando la fine della filiera olivicola italiana: quando gli antagonisti si estingueranno, si farà uscire qualche miscela anonima e redditizia… E addio patrimonio olivicolo e la già poca cultura dell’olio.
Io la vedo in modo diverso, con gli anni sono diventato pratico e l’esperienza nel mio lavoro mi ha insegnato che un buon olio non può andare bene per tutti i piatti o per tutti i gusti e quindi la diversità e la varietà sono fondamentali.
Perché rinunciare alla pluralità di sapori e profumi  dei nostri oli? Oli da tutta Italia.
La difesa della biodiversità del patrimonio genotipico olivicolo si lega strettamente al suo interesse economico, lo so. Non credo che ci siano agricoltori che impiantino oliveti soltanto per il piacere delle chiome di una cultivar o della bella crescita; possiamo influenzare l’interesse economico cercando di acquistare e assaggiare più monocultivar possibili,  non perché siano meglio dei blend ma per incrementare la cultura olivicola e salvare il comparto premiando i produttori che dimostrano più attenzione di altri alla diversità.

Vi faccio una domanda: Quanti oli monocultivar diversi avete assaggiato nella vostra vita da consumatori consapevoli o assaggiatori?
Ho fatto un calcolo e – anche io che vivo e lavoro con l’olio – non arrivo a 80 cultivar italiane e 35 estere. Sono veramente poche!
Se facessimo un gioco?
Iniziamo a fare una lista di tutte le monocultivar che assaggiamo. Quante riuscireste ad assaggiarne in una intera annata per aiutare la filiera?
Vi facilito il compito suggerendo queste aziende, sommando la loro produzione, siete già a 20 monocultivar:

 

MORAIOLO

Giacomo Grassi (Toscana)

 

  • Pendolino
  • Rossellino
  • Leccio del Corno
  • Moraiolo
  • Maurino
  • Oliva Lunga
  • Olivio Bianco
  • L’Olinto Frantoio
  • L’Olinto Leccino

 


Agricola Montenigo
(Veneto)

  • Grignano
  • Favarol
  • Trep
  • Compostara
  • Leccino

CORATINA

Vi segnalo una piccola azienda pugliese che ha imbottigliato quest’anno per la prima volta due monocultivar di ottima qualità, è stato uno degli ultimi progetti seguiti dal professor Gaetano Avallone.

 

Oli che meritano di essere omaggiati.

Masseria Pezze Galere (Puglia)

  • Coratina
  • Picholine

 Visto che anche il palato vuole la sua parte nella vostra lista non possono assolutamente mancare queste tre aziende:

Az. Ag. Tommaso di Masciantonio (Abruzzo)

  • Monocultivar Intosso

Un olio sublime (forse l’olio più bello assaggiato quest’anno)

Az. Ag. Biologica Titone (Sicilia)

  • Cerasuola
  • Nocellara del Belice
  • Biancolilla

Un rinnovamento tecnologico in azienda ha prodotto oli di estrema eleganza e qualità.

Az. Ag. Giusti (Campania)

  • Corniola

Un piccolo  gioiello che regala grandi emozioni.

Tengo a precisare che la mia non è una esaltazione delle monocultivar, io amo l’olio extravergine buono, tutto.

È soltanto un modo gioioso di onorare il nostro patrimonio.

 

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