Un’isola disabitata esiste, ma non c’è. È il lavoro, l’agricoltura, la raccolta dei frutti, a dare vita all’isola. Quante volte ammiriamo paesaggi, spiagge, boschi non vissuti, incantevoli, resi unici dall’essere semplicemente quello che sono.

Prima o poi capita a tutti di essere colpiti dalla ‘sindrome di Peter Pan’, quella dell’isola che non c’è’… Un concetto ricco, personalissimo, in cui ognuno immagina il piacere di costruire un sogno, arredarlo, abitarlo, condividerlo; arricchendolo di cose che magicamente dovrebbero lasciarci vivere un ‘tempo’ nostro, il cui valore personale rende l’uno diverso dall’altro. L’esserci o il non esserci non è legato all’esistenza reale dell’’isola’, ma al fatto che sia viva, vissuta. Un’isola disabitata esiste, ma non c’è. È il lavoro, l’agricoltura, la raccolta dei frutti, a dare vita all’isola. Quante volte ammiriamo paesaggi, spiagge, boschi non vissuti, incantevoli, resi unici dall’essere semplicemente quello che sono.

ISOLA POLVESE ALBA

Abbandonando la poesia e la libertà di usarla concessa da Olissea, l’isola comunque comincia a prender forma, a farsi reale. L’argomento s’è sviluppato dall’alto della Rocca di Passignano sul Trasimeno, nel parlare di Olivastro, del suo essere, che per dirla con Treccani è il nome di un arbusto sempreverde, la Phillyrea angustifolia L. della famiglia Oleacee, che è uno dei componenti più diffusi e caratteristici della macchia mediterranea, dove si presenta in forme e razze diverse. Il suo frutto drupaceo ricorda l’oliva, ma è più piccolo. Ma questo nome e più ancora quello di oleastro sono impiegati a designare la razza spontanea o inselvatichita del comune olivo (v.) (…)

L’OLIVETO CHE NON C’È

Tra le bellezze intatte, comunque abbandonate, i nostri cari ulivi hanno uno spazio di assoluto rilievo e prendono valore ‘forme e razze diverse…, razze spontanee o inselvatichite del comune olivo’ ed assumono davvero il ruolo di paesaggi immaginari da portare a nuova vita, trasformando l’isola che non c’è, nell’oliveto che non c’è. Guardatevi intorno percorrendo in macchina i vostri soliti itinerari e date valore all’oliveto, ovunque vi trovate a osservarlo. Valutate la cura che riceve, l’attenzione agricola declinata con la gestione del terreno, del tronco, della chioma, date un valore al paesaggio nel suo complesso insieme e pronti anche a prendere atto di come l’oliveto soffra di abbandono, anche in territori insospettabili che alla sua presenza ed al suo valore devono molto. Nessuno fa nulla, abbandonati sono ed abbandonati restano.

L’ISOLA CHE NON C’È

Mentre a Passignano sul Trasimeno vivi le giornate de “L’Oro di Agilla”, evento nato dalla passione di Emanuela De Stefanis, Antonella Panciarola e Paola Schicchi, “Le Olivastre”, dall’alto della Rocca l’occhio si perde nell’azzurro del lago e si ferma sulla striscia di terra della Polvese, isola nel cuore del Parco Naturale del Trasimeno. L’isola che non c’è. Non c’è per quelli che la vedono tutti i giorni, non c’è per chi nel tempo l’ha gestita, occultandola, relegandola ad una sorta di inerzia culturale mirata a preservarne i valori. Non c’è come dovrebbe nemmeno per chi scrive, che vive ad una manciata di minuti dal molo di Passignano.

PER ESSERCI CI VUOLE TESTA

Eppure qualcosa si muove: dei 60 ettari dell’isola, l’uliveto ne occupa 44; 4450 piante tra Dolce Agogia, Moraiolo, Frantoio e Leccino, secolari, maestose; scopri che lì si sta portando avanti il Progetto Multi.Park, finanziato dalla Regione Umbria in

MONASTERO OLIVETANO

partenariato con l’oleificio ‘Il Progresso’ di Panicale, ‘Landscape Office Agronomist’, ‘Pescatori del Trasimeno’, ‘Officina Sociale Umbra’. Un progetto che vuole mettere in atto un modello di gestione degli oliveti in regime biologico, con l’adozione di sistemi di potatura moderni che uniscano all’incremento della produttività, l’aspetto estetico della gestione della chioma con forme di gestione degli oliveti, quindi di potatura, che non compromettano il valore dell’ecosistema e dell’ambiente cui appartiene.

UNA NUOVA AGRICOLTURA

Da questo, capisci che il ruolo dell’agricoltura ormai da diversi anni non è più riconducibile solo alla sua funzione di produzione di beni di prima necessità, ma si amplia attraverso il riconoscimento e lo svolgimento di altre funzioni di tipo ambientale, sociale, paesaggistico, storico-culturale, perfino turistico, nella descrizione complessa di un ‘turismo agricolo’ che rende davvero valore alla terra, alla sua gente e alle sue risorse. Il concetto generale del progetto consiste nel creare un modello di azienda agricola multifunzionale all’interno di un contesto particolare e restrittivo qual è un’area parco. Così la Polvese, la nostra isola che non c’era, un tesoro immobile, intoccabile, attracco per battelli leggeri che la collegano alle rive, con turisti amanti della natura, della solitudine, del sole di una quasi spiaggia, diventa l’isola che c’è.

IL RECUPERO DEGLI ULIVETI

Un lavoro importante che ha preso il posto dell’inerzia progettuale e produttiva che ha ingessato per decenni questo piccolo paradiso. Il recupero dell’uliveto darà valore al territorio: prima la pulizia di fondo, poi la potatura di riforma, a seguire quella di mantenimento. Ben 2500 piante vivono oggi una fase nuova e sono chiaro esempio di un progetto che unisce al restauro, la necessità di rendere produttivi gli uliveti. Piante monumentali con un valore straordinario, con le quali le

POTATURA DI RIFORMA PRIMA E DOPO

tecniche di potatura devono confrontarsi seguendo principi del tutto particolari tesi a garantire innanzitutto il mantenimento della ‘dignità’ di pianta, rispettandone la struttura originaria, individuando la direzione di crescita senza ridurre troppo il volume della chioma, determinandone l’altezza in maniera da poter lavorare da terra, tornando a dare luce alla pianta mantenendo l’equilibrio tra chioma e radici e la logica gerarchia delle branche, regolando la ripresa vegetativa.

E SCOPRI CHE…

Un progetto condiviso, dove tutti hanno un ruolo: ARPA Umbria, che sta portando avanti ricerche sulle specie ‘aliene’ nell’ex Monastero di San Secondo (ex Convento degli Olivetani) risalente agli inizi dell’anno Mille, che oggi ospita un Centro di studi di didattica ambientale; il CNR di Perugia, che sta portando avanti studi sulle risorse genetiche degli olivi e delle erbe spontanee; la Cooperativa dei pescatori del Trasimeno, che dà lavoro a tanti giovani pescatori, che è impegnata nella tutela del Lago, vista la delicatezza e la precarietà del suo ambiente; l’Università di Perugia, con gli studi sulla gestione sostenibile dei reflui e degli scarti aziendali.

Alla fine guardi l’isola dall’alto della Rocca, ma non più con gli stessi occhi.

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