In che modo i professionisti  della comunicazione possono aiutarci a comprendere se quello che compriamo è un olio di qualità? L’abbiamo chiesto a Chiara Galli, creative director e titolare della Lcd Graphic Design Lab

Come sai con Olissea ci siamo occupati del video sulla biodiversità destinato al progetto Olionostrum. Il video finisce inquadrando il logo e le etichette Olionostrum ideati da te. Ci racconti il pensiero creativo da cui sei partita?
Amo la campagna e ho un grande rispetto per l’economia contadina che spesso però sceglie di rappresentarsi con uno stile che guarda al passato, folcloristico, “finto country”.
Con il mio studio Lcd abbiamo immaginato e progettato un logo essenziale, contemporaneo che rappresenta un’oliva molto sintetica e preziosa, infatti in alcune varianti il logo è realizzato su bottello stampato in oro a caldo.
Hai assaggiato il loro olio in corso d’opera? L’olio extravergine e la sua qualità ha influenzato il design del progetto?
Ho assaggiato l’olio, ho conosciuto alcuni produttori, ho visitato gli oliveti, ho camminato sulle colline della Valdambra. Tutto il progetto è un atto di amore verso uno spicchio di campagna toscana che considero la più autentica e anche la più bella.
Per una corretta comunicazione al consumatore a livello di design quali differenze dovrebbero segnare il confine fra un olio extravergine di oliva e un olio vergine?
La comunicazione non può prescindere dalle normative, in Italia dobbiamo usare l’aggettivo extravergine per definire il vero e unico olio di oliva di qualità (senza difetti e con bassa acidità). Penso che prima del design dovrebbe essere modificata l’etichettatura (e prima ancora le diverse denominazioni) con l’obbligo di aggiungere, magari in grande, il grado di acidità.
Cosa pensi del modo di comunicare l’Olio Extravergine e dei parametri estetici attuali? 
Per la progettazione di Olionostrum ho analizzato l’identità di una serie di marche toscane e mi sono fatta l’dea che esista una sostanziale differenza di approccio fra prodotti destinati al mercato locale e quelli invece pensati prevalentemente per l’esportazione.
I primi mostrano spesso una progettazione “self made” e con canoni estetici che rispecchiano uno stile che chiamo finto country, un’estetica vernacolare riferita a un mondo agricolo  che non esiste e non è mai esistito neanche nel passato; le identità delle marche destinate prevalentemente verso l’estero sono  molto spesso  (dal marchio, alle etichette, alle scatole, ai depliant) progettate da professionisti che si rifanno a canoni estetici contemporanei e internazionali, con l’aggiunta per chi ne possiede di blasoni e stemmi che ne sottolineano la tradizione. Allo stesso tempo è naturale che per molti produttori la differenza fra una scelta e l’altra sia determinata anche dal budget e dai ricavi attesi – molto superiori per chi esporta.
Ritengo che la comunicazione di prodotti agricoli come l’olio extra vergine debba rispettare questi canoni: contemporaneità del segno, autenticità della comunicazione, focus sui caratteri distintivi del prodotto (territorio, caratteristiche organolettiche e nutraceutiche, produttori …).

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