Ci sono sempre più Aziende produttrici di olio di qualità che investono nelle tecnologie estrattive e di pari passo nella comunicazione, nel design e nel packaging. Per fare qualche esempio: Mimì, Intini, e vari altri di cui abbiamo parlato e parleremo su OLISSEA. Con questa intervista a Masseria Faraona, cerchiamo di capire quanto la grafica e il packaging, secondo loro e secondo i dati di mercato e relativi dati di vendita di cui sono in possesso, non solo raccontino il prodotto a scaffale ma lo aiutino a competere sul mercato

Raccontateci da dove siete partiti per arrivare alle scelte grafiche che caratterizzano le vostre bottiglie?
Le bottiglie di olio monocultivar Masseria Faraona si affiancano alla linea di vini commercializzati con lo stesso marchio e riprendono il leitmotiv del piumaggio della faraona selvatica, richiamata sull’etichetta frontale. Questo uccello, un tempo presente allo stato brado anche nel territorio della Murgia Barese dove si collocano i nostri vigneti e i nostri uliveti, ha il corpo punteggiato di bianco su uno sfondo prevalentemente scuro. Rivisitando questa caratteristica, i pois tornano ad essere protagonisti sulle nostre bottiglie bianche di olio extravergine d’oliva con un piglio più vivace, usando i colori per differenziare tra loro le singole cultivar.

Chi ha realizzato il lavoro e quali sono state le richieste da parte vostra?
Ci siamo rivolti a un’agenzia grafica esterna, Interno15, che opera sul territorio. Abbiamo chiesto di dare continuità al marchio Masseria Faraona, creando un collegamento visivo con la linea dei vini, richiamato dall’immagine della faraona e al tempo stesso abbinato a un tocco più distintivo, che abbiamo ritrovato nell’insolito colore bianco della bottiglia. La sensazione che si vuole suscitare sin dal primo sguardo è di curiosità e la percezione che deve avere il consumatore è quella di utilizzare un prodotto davvero pregiato.
Tra i vini e gli oli c’è una continuità con la presenza del logo “Faraona”. Gli oli sembrano però più POP dei vini. Cosa vi ha guidato in questa scelta?
La voglia di distinguerci, impressionare e farci riconoscere e ricordare. L’olio extravergine d’oliva è un must sulle nostre tavole a pranzo quanto a cena e – a differenza del vino – intercetta consumatori di tutte le età: il packaging da noi scelto, mira a catturare l’attenzione di chiunque non sa rinunciare al mangiar sano, senza trascurare l’aspetto estetico di una bella tavola imbandita.

A livello di design quali differenze dovrebbero segnare il confine fra un olio extravergine di oliva e un olio vergine?Si potrebbe pensare di usare solo bottiglie trasparenti di vetro bianco o mezzo bianco per confezionare l’olio vergine d’oliva.
Dal vostro punto di vista quali sono le conseguenze se la bottiglia è bella e l’olio è mediocre?
Il mercato dell’olio pullula di bottiglie di molteplici forme, alcune sempre più somiglianti a boccette di profumo, proprio a simboleggiare la preziosità del loro contenuto, ma la vera sfida è quella di riuscire a educare il consumatore, senza ingannarlo. Il rischio che si corre, infatti, quando la bottiglia è bella e l’olio è mediocre, è quello di intercettare solo la fetta di mercato che si lascia sedurre dall’estetica dell’imballo, ma non conosce il valore del suo contenuto. In particolare nel caso dell’olio, siamo consapevoli che il contenitore riveste un ruolo importante nel preservare alcune caratteristiche essenziali per il prodotto. Se è pur vero che anche l’occhio vuole la sua parte, d’altro canto non bisogna rischiare che l’estro estetico prevalga sul valore stesso dell’olio extravergine d’oliva: alla fine, è e sarà sempre il contenuto a far parlare di sé.
Una prima conferma di questo l’avete appena ricevuta con il riconoscimento delle tre foglie del Gambero Rosso nella guida Oli d’Italia 2019. Grazie a Masseria Faraona per questa intervista. Una azienda  con il cuore nella tradizione e la testa aperta  alle sfide e stile contemporaneo.

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