Prendo a prestito il titolo del bel film di Mario Martone per raccontare di una visita negli oliveti che da sotto Anacapri fin sopra alla Grotta Azzurra si sono riuniti sotto l’etichetta di Oro di Capri

La maggior parte degli oliveti si trova ad Anacapri, nelle zone di Mesola e della Migliera, ma altri sono piantati a Capri nella zona di Palazzo a Mare e lungo la strada che sale verso il Monte Tiberio. Si tratta di una cinquantina di agricoltori che, qualcuno per tradizione, altri per innamoramento più recente, hanno deciso di recuperare una vasta area di oliveti i cui terrazzamenti scendevano un tempo a mare e che in gran parte erano stati ingoiati dalla vegetazione spontanea.

OLIVETO TERRAZZATO ANACAPRI

Un lavoro che, data la conformazione del luogo e l’impraticabilità di mezzi pesanti, si è dovuto fare tutto a mano, spesso soccorrendosi
a vicenda dato che in molti casi i confini dei vari appezzamenti sono solo virtuali. Un bellissimo esempio di recupero non solo del patrimonio agricolo ma anche di quello paesaggistico visto che la pur fascinosa massa informe della macchia mediterranea – di cui sono state comunque lasciate bellissime e vistose testimonianze (carrubo, leccio, mirto, lentischio, corbezzolo, ginestra e imponenti conifere nei valloni umidi) – ha lasciato nuovamente riapparire il reticolo dei muretti a secco con cui le popolazioni hanno colonizzato nei secoli queste rocce.
L’impressione incisiva che si ricava da questo recupero è che l’isola, nota soprattutto per fasto ed eccentricità mondana, abbia avuto un glorioso passato agricolo che l’entusiasmo dei sodali de l’Oro di Capri ha rimesso in moto e in vista. Sono presenti le varietà della consuetudine: Ogliarola (detta anche Minucciola), Rotondella, Frantoio e Leccino. Alcuni esemplari sono antichissimi, sopravvissuti all’assalto della macchia. Altri invece sono stati piantati ex-novo, sempre rispettando la tradizione dei cultivar locali. Ci hanno accompagnato in questo sopralluogo: il botanico Carlo

LIMONI DI CAPRI 2

Alessandro Lelj Garolla (per tutti Dando), il presidente dell’ Associazione Pierluigi Della Femina e l’olivicoltore Alessandro Maresca, entusiasti animatori di questa iniziativa nata nel 2014 e che può già contare su un lustro di successi, continue adesioni ed espansioni delle zone coltivate. Non era con noi, ma aleggiava nei discorsi e soprattutto nell’esemplarità delle cose fatte nella sua proprietà, Gianfranco D’Amato, la persona che ha acceso la miccia di questa opera di ricostruzione paziente e contagiosa. Molte sono ancora le zone da recuperare, ma molte sono anche le persone che hanno deciso di seguire questo esempio e, direttamente o conferendo ad altri le proprie piante, allargare sempre di più il bacino della comunità. Manca ancora un moderno frantoio, cosa che colpisce se si pensa che ad Anacapri fino a non molti anni fa ce n’erano tredici. Ai soci de L’Oro di Capri tocca ogni sera traghettare il raccolto sulla Penisola Sorrentina e attendere con pazienza che lì venga franto e imbottigliato. Sarà forse il prossimo passo?

 

 

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