“I granuli di bioplastica che produciamo possono essere utilizzati nell’industria, nelle confezioni e nei giocattoli”

di Julie Al-Zoubi per Olive Oil Times

I giovani imprenditori di Istanbul hanno trovato il modo per trasformare i semi di olivo in bioplastiche ecocompatibili:
la loro missione è stata quella di dare un’alternativa verde alle materie plastiche derivate dal petrolio  riciclando gli scarti  prodotti durante l’estrazione dell’olio.
Tutto è  nato quando la cofondatrice e direttrice finanziaria di Biolive, Duygu Yilmaz, ha cominciato a preoccuparsi dell’abitudine del padre di mangiare le olive con i noccioli, decidendo di condurre alcune ricerche per determinare se i semi di oliva sono dannosi per la sua salute.
Durante la sua ricerca, Yilmaz ha scoperto somiglianze nella composizione chimica fra i noccioli d’ulivo e la plastica. Questa scoperta l’ha portata a collaborare con altri due giovani turchi, Ahmet Fatih Ayas e Mehmet Emin Öz, e così  nel 2016 ha lanciato la start up Biolive. Nel laboratorio di Biolive hanno trasformato la cellulosa proveniente dai noccioli di olive,  scartati durante il processo di produzione dell’olio d’oliva, in prodotti di plastica biodegradabili. Questi lasciano un’impronta di carbonio molto più piccola e offrono un sostituto sostenibile per gli imballaggi in plastica.
“I granuli di bioplastica che produciamo possono essere utilizzati nell’industria, nelle confezioni e nei giocattoli”, ha detto Yilmaz a Energy News Live. “Installeremo un impianto di produzione per rifornire l’industria e per soddisfare le richieste del settore.”
Il trio dichiara di poter trasformare cinque tonnellate di semi di ulivo in 3.5 tonnellate di bioplastica che si decompone entro un anno e che viene assorbito nella terra come fertilizzante. Questo sarebbe in netto contrasto con la plastica dannosa dal punto di vista ambientale, che produce alti livelli di emissioni di carbonio e impiega circa 450 anni per decomporsi.

NOCCIOLI DI OLIVE

Nel 2018, Biolive ha vinto la categoria dei materiali avanzati per il trattamento dei rifiuti nella competizione Global Ideas del Cleantech National Accelerator. Questo ha favorito il finanziamento arrivato dalla  Vestel Ventures del 2017, che ha permesso a Biolive di iniziare a progettare, sviluppare e produrre plastiche e granuli organici.
Yilmaz ha coinvolto nel progetto altre giovani donne turche e per questo è stata nominata nel 2017 “Imprenditrice emergente” della Turchia.
La Turchia è stata lenta nell’affrontare il danno causato dai materiali di scarto della plastica e si è posizionata in modo insufficiente nell’ambito delle prestazioni ambientali monitorate dallo Yale Center per la legislazione e la politica ambientale.
In Turchia ogni anno si consumano fra i 30 e i  35  miliardi di sacchetti di plastica  ma a partire da quest’anno ne è stato vietato l’utilizzo in utti i supermercati turchi. Il consumatore medio turco utilizzava circa 440  sacchetti di plastica all’anno rispetto ai 15- 25  dei consumatori europei.

DUYGU YILMAZ

Ma questa non è la prima volta che i semi di olivo hanno spodestato la plastica derivata dal petrolio. Già nel 2017 un’azienda britannica ha sviluppato microsfere di sansa di oliva per produrre sapone ecologico a base di semi di olivo macinato anziché microsfere di plastica che distruggono l’oceano.
“Produciamo microsfere a base di olive su ordinazione, principalmente per l’industria cosmetica, e abbiamo un accordo con un partner norvegese per portarle nel mercato dei cosmetici”, ha detto il co-fondatore Steve Taylor.

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