Alessandro Maresca è uno degli olivicoltori dell’Associazione Oro di Capri. Olissea è tornata a trovarlo a Giugno per farsi raccontare dell’oliveto che la sua famiglia possiede da generazioni e fra i cui filari si coltiva da sempre una antica varietà di cicerchia diventata presidio slow food.  Oggi per chi adotta una agricoltura di tipo biologico/sostenibile è buona pratica piantare leguminose che arricchiscono il suolo di azoto rendendolo più fertile e meno erodibile. Pratica antica che, oltre ad avere una grande utilità per il suolo, fornisce un alimento prezioso. Una coltivazione che richiede molta manodopera e che per questo è quasi in via di sparizione. Alessandro intende invece recuperarla, grazie anche all’aiuto dei suoi due giovanissimi nipoti Enrico e Francesco Maresca. FOTOGALLERY. Ecco perché questa coltura è così impegnativa:

 

ALESSANDRO MARESCA

Qual è la stagione della raccolta della cicerchia? Il 15 luglio si chiude per tradizione la stagione dei legumi anacapresi. Coltiviamo il fagiolo nostrano e la famosa “cicerchia anacaprese”, che da qualche anno è diventata presidio slow food.

Perché i tuoi avi coltivavano la cicerchia fra i filari di olivi? Mio nonno Angelo in questo appezzamento di terra coltivava i legumi, la vigna e l’olivo, però comprava pomodori, zucchine e melenzane al mercato. Non mi ha mai detto il perché, ma col tempo l’ho capito da solo: sulla nostra bella isola sorgenti non ce ne sono e l’acqua è sempre stata un bene prezioso. Quella che si riusciva a “stipare” nelle cisterne durante l’inverno doveva servire per bere, cucinare e lavarsi, figuriamoci se si poteva sprecarla per innaffiare i pomodori! Ecco perché la tradizione del legume è secolare sull’isola. Consuma poca acqua e ben si sposa con la vigna e l’ulivo.

CICERCHIA OLIVETO

RACCOLTA CICERCHIE ANACAPRESI

Perché è così faticosa questa coltura, quali sono i passaggi? Verso Marzo si scavano i solchi per seminare le cicerchie a gruppetti di 6/8 semi. Verso Aprile, dopo san Giuseppe, è il turno dei fagioli, come dice il proverbio: dopo San Giuseppe a sette a sette. Un paio di passaggi con la zappetta verso Maggio e Giugno per togliere le erbacce e liberare le piante. Ai primi di Luglio le piante sono secche e quindi pronte alla raccolta.
La raccolta va fatta alle prime luci dell’alba, per sfruttare la rugiada che mantiene i baccelli morbidi, meno propensi ad aprirsi. Poi bisogna metterle su un lungo telo a disidratarsi completamente per qualche giorno. La battitura viene fatta in pieno sole con uno strumento antico: un palo speciale, diviso in due e legato da una breve corda. Si deve togliere il grosso della paglia e, sfruttando il maestrale (purtroppo sempre più raro!), si lancia a mucchietti il residuo verso un telo distante: per magia arriveranno a destinazione solamente i legumi. Ecco che un rituale millenario riprende vita grazie alla “follia” di qualche appassionato ciammurro (il nome antico dell’anacaprese).

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