Attivista, ambientalista, animatore culturale, colto anarchichico e pacifista. In prima linea contro lo sradicamento degli ulivi in Puglia, è presidente del Coordinamento per la Difesa del Patrimonio Culturale contro le devastazioni ambientali.

Dieci ulivi, di cui alcuni centenari. Le tracce indicano che si tratta di incendio doloso, perché il fuoco ha divorato i singoli ulivi e non l’erba secca circostante. Un gesto mafioso.
Gino ha denunciato. E nella denuncia, che è nelle mani dei Carabinieri, lancia accuse precise: ricorda il suo intervento molto critico al convegno del 5 giugno scorso. Un convegno su xylella, tenutosi a Bitonto, nel corso del quale si discuteva della ineluttabilità del destino degli ulivi, ossia la morte. Unica soluzione, si diceva, lo sradicamento degli ulivi infetti e di tutti quelli anche sani nel raggio di 100 metri, cioè su un’estensione di oltre tre ettari. Gino Ancona, come sempre ha alzato la mano e ha preso la parola, affermando che è un crimine sradicare gli ulivi anche sani; ha detto che non c’è alcuna prova scientifica che sradicare serva a salvare gli alberi dall’infezione e che non c’è alcuna prova scientifica che gli ulivi nei campi secchino per la xylella.
Tutte informazioni vere. Ma a qualcuno quello che ha detto Gino non è piaciuto e nella notte gli ulivi hanno preso fuoco.
Quegli ulivi servono a Gino per produrre un olio extravergine per se stesso e la sua famiglia. E’ un’agricoltura di sussistenza, pulita, sana e senza alcun tipo di pesticida.
A chi danno fastidio gli ulivi sani e naturali di Gino? A chi dà fastidio il suo pensiero libero?

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In copertina la foto di Valerio Saracino riconosciuta nella sezione immagini del Premio Treccani Web con queste motivazioni:

“Questa foto, scattata da Valerio Saracino nei giorni della protesta contro l’abbattimento degli olivi a Oria, in provincia di Brindisi, è una delle immagini simbolo della questione politica, economica e sociale innescata dalle infezioni pugliesi di “Xylella fastidiosa” – il batterio che è all’origine del fenomeno del “disseccamento rapido dell’olivo” – e dalle rigide misure prescritte dalla Comunità europea per il loro contenimento. Lo scatto ha la capacità di cogliere non solo la disperazione di chi si è visto portare via una fonte di sostentamento, ma anche il difficile ruolo delle autorità locali, punto di collisione tra la necessità di far rispettare una legge e quella di ascoltare i propri concittadini”.

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