L’Abruzzo è un viaggio dall’Adriatico alla montagna, un mondo sospeso tra queste due anime, qui entrambe contadine. Un sud ancora inedito, pieno di paesini adagiati sui sassi con oliveti a perdita d’occhio tutto intorno e di storie straordinarie. Come quella, a lieto fine, di Tommaso Masciantonio, frantoiano di razza che è riuscito a far parlare nel mondo di questo pezzo d’Abruzzo. Siamo a Caprafico, poco più di un nome sulla carta geografica, quattro case tra i paesi di Casoli, Guardiagrele, Palombaro e Pennapiedimonte. Qualche migliaio di abitanti sotto alla Maiella, la montagna maestosa che raffredda notti e inverni, bellissimo testimone di questa storia abruzzese a lieto fine.

Tommaso Masciantonio è nato qui da una famiglia di agricoltori che con l’olivo ha confidenza dal 1874, quando arrivò qui per piantare i primi alberi, ancora oggi in produzione, addirittura disboscando per guadagnare terreni agricoli. “Una lunga tradizione. Nel 1948 comprammo un frantoio”, racconta, ”una scelta controcorrente in un territorio che soprattutto vendeva olive da mensa, olive verdi in salamoia.”. E infatti questa è la storia di questo angolo d’Abruzzo, il regno di una cultivar, la Intosso, che è stata regina del suo mercato negli anni ’60, quando un quintale di olive veniva pagato addirittura fino a centomila lire. “La notte bisognava fare la guardia alle olivete, in novembre, il mese di raccolta. Erano notti fredde, con l’aria della Maiella che scendeva sui nostri altopiani.”.

Majella

A comprare la Intosso erano soprattutto i mercati di Roma e Napoli, ma questa stagione felice non durò a lungo. “Pian piano,”, continua Tommaso, “a partire dagli anni ’70, comincio un declino. I commercianti iniziarono a comprare in Sicilia la Nocellara del Belice, poi le olive greche, poi non lo so. Fatto sta che la Intosso era improvvisamente fuori moda, fuori mercato, fuori dai cuori.”. E i Masciantonio sono ripartiti da lì, da quei 5000 olivi di proprietà piantati sui sassi bianchi calcarei degli altopiani alti che guardano la Maiella: il piano di Caprafico e il piano La Roma. Siamo a 500 metri, su terreni sempre ventilati ideali per l’agricoltura biologica. Una piccola rivoluzione che Tommaso ha portato avanti con passione e sensibilità. “Al di là della mia laurea in agraria, sono un frantoiano.

Tommaso Masciantonio

Uno che resta incollato lì fino a notte con l’idea fissa di migliorare ogni volta. Ho sperimentato tutto, in campo, in raccolta con maturazioni diverse, al frantoio. Oggi sono soddisfatto, credo di riuscire ad esprimere tutto il potenziale della Intosso. Ci sono voluti anni.”. Una cultivar che ha una maturazione tardiva, tanti polifenoli e profumi straordinari e delicatissimi in frangitura. E Tommaso ne è diventato il cantore, l’ha capita e fatta esprimere come mai prima. “È la cultivar che mi appassiona, anche se ne amo il blend con la Gentile di Chieti, si completano. Nasce così la Dop, anche se l’olio che ha fatto parlare di noi è il monocultivar Intosso.” A parlare è ancora Tommaso, oramai per tutti il custode di un territorio che è quello di origine della cultivar, come confermato da studi recenti. In azienda c’è anche un’altra cultivar abruzzese, la Gentile di Chieti, usata in blend con l’Intosso per produrre la DOP Colline Teatine. La Gentile non è solo qui, ma è invece presente su tutta la provincia di Chieti, fino a Vasto e alla costa adriatica. È interessante, tardiva, con maturazioni scalate. È meno intensa e generosa nei profumi della Intosso, ma più suadente e delicata, con un fruttato quasi esotico. Una varietà bene adattata alle alture e anche alla costa, resistentissima alla mosca olearia. 

Gli oli.

DOP Colline Teatine 

Un olio da Intosso con un Saldo di gentile di Chieti, elegantissimo e austero, con le note di foglia di pomodoro e aghi di pino ad annunciare una bocca che si sviluppa all’infinito su un incredibile sapore. Verticale, complesso, nitidissimo.

Monocultivar Intosso

Un olio di grande carattere, salmastro e algido nei profumi verdi, di grande purezza e forza. È balsamico, con amaro e piccante in equilibrio, agrumato sul finale.

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