Olissea ha seguito il nascere di questa associazione, e continuerà a dar conto degli sviluppi e risultati che otterranno. 
Ecco perchè hanno cambiato nome, ce lo racconta uno di loro, lo scrittore e agricoltore Marco Noferi.

Dopo un anno e più, ecco degli aggiornamenti da questa parte di Toscana che sta tra Arezzo e Firenze. Non è stata un’annata facile per l’olivo: un’allegagione contraddittoria, poi il grande calore dell’estate che ha vanificato le piogge primaverili e alla fine di nuovo la mosca: improvvisa, subdola e poi conclamata tra la fine di settembre e i primi di ottobre, con danni fino al 70-80%.

MARCO CON TAMARA E CLAUDIA

C’è stato chi non ha raccolto, un po’ per calcolo aziendale e un po’ per rabbia, che insieme alla sfiducia cominciano ad essere sentimenti diffusi per tanti olivicoltori.
Fin qui niente di nuovo, come niente di nuovo arriva dal mercato: anche in questi giorni, quotazioni offensive del lavoro e del prodotto, insieme al proliferare di falsi e di cattiva concorrenza.
Noi però continuiamo il nostro percorso, e qui una novità c’è: non ci chiamiamo più “Olivicoltori del Pratomagno”, ma “Olivicoltori della Setteponti”, perché apporre sull’etichetta il richiamo al Pratomagno (in quanto nome geografico) poteva apparire in contraddizione con le normative che regolano denominazione, origine, commercializzazione dell’olio.
Abbiamo quindi scelto “Setteponti”, che ci appare comunque identificante e coerente. È l’antica Cassia Vetus, che collegava già in epoca etrusca e romana Arezzo con Firenze, un percorso sinuoso sui 250-300 m s.l.m. tra vigneti, oliveti, pievi romaniche, piccoli centri; siamo tutti nei suoi dintorni, le 13 aziende dell’Associazione con i nostri 35.000 olivi, dal tracciato della strada fino ai 600-700 m delle pendici del Pratomagno.

MARCO NOFERI

Ne abbiamo discusso a lungo nelle nostre riunioni, di questo cambiare nome; Olissea ci conosce fin dall’inizio e potrà ben capire quanto è importante per noi l’appartenenza al territorio, a questi terrazzamenti, al paesaggio delle colline e della montagna.
Nelle interviste e nei racconti pubblicati da Olissea, è sempre venuto fuori l’orgoglio e la tenacia degli agricoltori, quelli nuovi e quelli “vecchi”, così come il dibattito aperto sullo stato dell’arte e sugli obiettivi da porsi per la “rivoluzione” dell’olio. Va detto che strada facendo abbiamo capito –e vi ringraziamo di averci aiutato in questa riflessione- quanto è importante non perdere la testa con gli inciampi burocratici; e che la qualità non è solo vantare un’origine, ma è un percorso lungo, è anche cura, competenza e innovazione: per questo, rimane centrale l’obiettivo di un frantoio, nuovo e comune fra gli agricoltori.
Così come abbiamo capito -e su questo ci dovrete ancora aiutare- che queste storie vanno sempre raccontate (agli interlocutori, ai “colleghi”, ai cittadini-consumatori), ma nella loro interezza, perché spesso nella narrazione del mondo dell’olio (e dell’agroalimentare) abbondano equivoci e retorica, e finisce che cronache dure di lavoro, difficoltà economiche, avversità climatiche diventano aria fritta, slogan consueti e luoghi comuni.
Occorrerà parlare con franchezza alla gente e spiegare che questa dell’olivicoltura agricola è davvero una battaglia di civiltà, oggi come oggi: c’è di mezzo la dignità del lavoro, il giusto reddito, una lunghissima storia gastronomica, un paesaggio, un mondo di competenze, dai monaci dell’anno Mille alle innovazioni più recenti. Nel mezzo, una contadinità residuale e –purtroppo- mercanti senza scrupoli, politici inetti e corrotti, stili di consumo indotti ed omogeneizzati.
Bisognerà stare da una parte o dall’altra.

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Gli Olivicoltori della Setteponti saranno presenti anche a POP-OLIO. Vieni a incontrarli e ad assaggiare i loro oli!

 

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