Così ci incamminiamo a buon ritmo, nel nostro viaggio immaginario Lucio e io ci muoviamo alla velocità della luce ma sempre e solo camminando, niente aerei o auto tanto l’immaginazione basta per coprire immensità temporali e siderali distanze.

Prima tappa: CRETA

Lucio: per due volte ho toccato l’Isola di Creta. La prima volta nella primavera del 35 D.C. mentre andavo in Siria e poi al mio viaggio di rientro diretto a Roma, tre anni dopo. Creta era una tappa obbligata. Salpando da Cadice, rotta per le Baleari, quindi Sardegna Sud Occidentale, Sicilia e finalmente a Creta nel porto sicuro di Falassarna. Non scorderò mai l’immagine di Creta che già a diverse miglia potevi vedere all’orizzonte, stupefatto da quel contrasto tra il blu del mare e il bianco delle cime innevate delle imponenti montagne.
 Ricordo ancora quando appena sbarcati sulla banchina di

Falassarna

Falassarna ci imbattemmo in diverse dozzine di anfore di Oleum. Ho chiesto ai mercanti che le scaricavano da carri trainati da buoi da dove venisse quell’olio. Uno di essi, offrendomene una ligula (cucchiaio), mi disse che sopra Kolimbari c’era un piccolo villaggio chiamato Vouves e che lì si trovava uno dei frantoi più importanti di tutta Creta sia per la qualità dell’olio ma ancor più famoso per vantare un olivo millenario che a detta dei Cretesi era il più antico del mondo.

Marco: Sì, a Vouves c’è ancora una serie di olivi della varietà che qui chiamiano Thounati e che avranno almeno 3000 anni, quanti bastano per essere stati proprio lì quando ti ci sei fermato tu, al tempo tuo di anni ne avranno avuti circa mille. Tutt’intorno, la cultivar di cui hai provato l’olio che chiamano Koroneiki. L’intera Creta è ricoperta da Koroneiki e si stimano oltre 35 milioni di olivi.

Olivo millenario a Vouves

Lucio: Immagina la mia sorpresa e l’impazienza di andare a Vouves a vedere di persona un albero di olivo così straordinario. Anche l’olio, all’assaggio un Oleum Maturum ma non rancido, mi sorprendeva per l’eleganza in bocca e la mandorla ancora integra.
Così dopo una mezza giornata a cavallo (essere Tribuno ha i suoi vantaggi!), accompagnato da un paio di altri viaggiatori, arrivai in un villaggio posto a metà di una alta collina nell’entroterra della Cala di Kolimbari. Lì in una posizione dominante ho incontrato un bellissimo oliveto composto da olivi vigorosi, erano davvero molto grandi e sicuramente molto vecchi. Ma quasi al centro della scena, come se sapesse di esserne il protagonista assoluto, mi apparve maestoso un olivo millenario di dimensioni straordinarie, un olivo molto produttivo con olive medio piccole ma carnose. Buonissime anche in salamoia e poi anche seccate al sole. Ma lì le ho mangiate verdi spaccate e condite in succo del Citrus già avvinato. Deliziose. Ho riprovato anche l’olio, un Oleum Viride dell’autunno appena trascorso, ancora integro nelle anfore del Frantoio. Ci torniamo?

Così ci incamminiamo a buon ritmo, nel nostro viaggio immaginario Lucio e io ci muoviamo alla velocità della luce ma sempre e solo camminando, niente aerei o auto tanto l’immaginazione basta per coprire immensità temporali e siderali distanze.

Lucio è un uomo ancora giovane, in ottima forma, e mentre i nostri passi ci portano sino a 260 metri sul livello del mare, una fresca brezza marina ci invita a godere della vista della vallata sottostante che via via si apre sotto di noi. Arrivati sulla sommità ci sediamo sulle pietre del Frantoio, ora Museo dove ancora ci sono le vecchie macine spinte un tempo dai muli.

Lucio: Ci sono molti più olivi di quando venni quassù per la prima volta, anzi direi che sono davvero colpito dalla ampia estensione con cui hanno coltivato persino le zone di maggior difficoltà per le

Kolymbari Chania Creta

pendenze e vedo anche che il mio sistema d’impianto è stato di molto intensificato, sino a mettere ben quattro olivi là dove noi ne mettevamo due. Vedo che continuate a rispettare la regola aurea della orientazione del Cardus (NordSud) dei filari. Il Dominus di qui deve essere molto ricco per avere tante terre a oliveto.

Marco: Le olivete che vedi sono irrigate per cui possiamo intensificare e oggi le distanze sono sempre più ridotte all’estremo, tanto che arriveremo tra non molto tempo a lavorare le olivete solo con macchine che chiamiamo “Robots, ma questa è un’altra storia, l’affronteremo in un prossimo viaggio. Sappi Lucio che qui a Creta gli olivi non hanno un solo Dominus. La terra qui appartiene a tantissime famiglie, così che la superficie media è inferiore ai 5 ettari per nucleo famigliare. Qui non c’è stato l’abbandono della campagna. Qui coltivare l’olivo è rimasta una caratteristica sistemica delle famiglie, delle comunità e delle economie locali. (Efstratoglou et al,. 2004).
Solo che ora non sono più Romani. Nel tempo Creta e la sua straordinaria Civiltà Minoica è stata invasa da praticamente tutte le successive civiltà come i Micenei, poi dopo anni oscuri per l’intera Grecia, siete arrivati voi Romani, e poi ancora la presenza importantissima dei Veneziani, poi Turchi e finalmente Cretesi di Grecia, insomma, come sai, in tutte le terre del Mediterraneo siamo allo stesso tempo

Museo dell’olio a Vouves

conquistatori e conquistati. Siamo stati tutti nomadi e naviganti, e qui il mare ha portato a volte genti da Oriente, altre da Occidente, e poi ancora dal Nord e dal Sud, insomma da tutte quelle terre (nessuna esclusa) che in mezzo hanno il grande mare, per l’appunto quel Mare Nostrum, come lo chiami tu. Ancora oggi questo mare è pieno di migranti per le stesse cause di sempre: guerra e miseria.
E l’olivo ci ha seguito in queste migrazioni e oggi i Bioarcheologi affermano con relativa sicurezza che l’olivo venga proprio da Oriente o meglio dalla Siria.

Lucio: Ah Miriabilis Syria! (sospiro) Che ricordi stupendi ho delle regioni siriane, Coelesyria o Syria maior a nord e Syria Phoenice a sud. Lì ho passato 3 anni di duro lavoro come Tribuno Militare prima di rientrare a Roma e poi in Etruria ed infine a Taranto. Ma conservo forti emozioni di una delle province più belle che abbia mai visto. E come vedi ho girato e navigato tanto.

Marco: Anche tu pensi che l’olivo sia originario della Siria, portatoci qui sin dai primissimi viaggi commerciali dei Fenici?

Lucio: Sicuramente da lì abbiamo ricevuto tantissimo sin dalla Preistoria, ma sopratutto l’arte dell’ Agricoltura che descrivo nel mio De Re Rustica ha origine proprio lì, tra il Tigri e l’Eufrate. Sono convinto che l’olivo abbia trovato un mezzo straordinario di diffusione, appunto l’uomo, e questo rapporto di simbiosi mutualistica si è consolidato per la prima volta ragionevolmente in Siria. In fondo noi usiamo tutto dell’olivo e questo ci usa a sua volta. Do ut des! (Ride)

De Re Rustisca di Lucio Giunio Moderato Columella

La brezza rafforza e di colpo cambia direzione e temperatura, un vento africano arriva caldo inaspettato dal mare, arriva sin su in alto portando con sé sospesa la polvere del deserto libico. Ma è solo un accenno e presto tutto si ferma sotto un sole potente: è mezzogiorno.
Così ci incamminiamo scendendo verso valle, osservando olivo per olivo come se ciascuno avesse qualcosa da raccontarci. Lucio mi dice che non basta guardare: occorre ascoltare la pianta. Come non dar ragione al mio maestro!

Una distesa interminabile davanti a noi, una vista dove il verde argentato domina, insomma centinaia di migliaia di olivi ordinati e potati, ben governati e moltissimi irrigati, olivi non abbandonati dall’uomo, anzi qui la simbiosi tra Uomo e Olivo raggiunge la massima espressione. Era così ovunque in passato, anche se oggi questa cura è rimasto soltanto in pochi posti al mondo. Creta per fortuna è uno di questi.

Mi chiedo allora che futuro avrà Creta in un mondo di forte concorrenza di costi e margini sempre più bassi, di estrema produttività degli impianti moderni? Riusciranno le famiglie cretesi ad adattarsi e a sopravvivere?

Un nuovo colpo di vento caldo da Sud mi sorprende ancora e insieme alla terra del deserto mi porta a immaginare l’inimmaginabile: – Che questo modello di agricoltura familiare possa essere oggi vincente!

L’idea prende forza e arriva chiarissima la consapevolezza che è proprio questa agricoltura familiare quella che può realizzare a pieno l’altissima qualità nella produzione dell’extra vergine di oliva. Mi è chiarissimo ora come il sistema agricolo cretese si possa coniugare perfettamente alle ultimissime innovazioni e tecnologie di processo. Mi è ancor più chiaro che solo l’estrema cura dell’intero processo porta a livelli qualitativi mai raggiunti prima.

La sfida è lanciata e insieme a me qui a Creta ci sono imprenditori illuminati, collaboratori motivati e centinaia di olivicoltori che vivono solo del proprio oliveto.


In copertina  il tronco dell’ulivo piu’ antico del mondo: circa 4.000 anni  e fruttifica ancora. Si trova a Vouves nell’isola di Creta.

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