Generazioni di contadini gli hanno rivolto incessanti e amorevoli cure ponendo le fondamenta, nel corso dei Millenni, di un altissimo grado di civiltà che ancor oggi unisce, uno accanto all’altro, i popoli dell’olio, dal Vicino Oriente dove ha avuto origine, fino alla penisola iberica.
L’Italia può contare sul più grande patrimonio olivicolo al mondo ( oltre 580 ‘cultivar’) molteplicità di terreni e diversità di microclimi.

Dalle (“amate”) sponde che abbracciano tutto il Mediterraneo*, risalendo la catena appenninica si estende in prossimità dell’arco alpino e ovunque trova felice dimora.
Il mare mantiene inalterata la propria natura mitigatrice e ciascuno dei tanti laghi assicura dolcezza di clima da cui l’olivo trae particolare giovamento, specie in tempi di emergenza climatica.
Generazioni di contadini gli hanno rivolto incessanti e amorevoli cure ponendo le fondamenta, nel corso dei Millenni, di un altissimo grado di civiltà che ancor oggi unisce, uno accanto all’altro, i popoli dell’olio, dal Vicino Oriente dove ha avuto origine, fino alla penisola iberica.
L’Italia può contare sul più grande patrimonio olivicolo al mondo ( oltre 580 ‘cultivar’) molteplicità di terreni e diversità di microclimi.
Può così offrire incomparabili espressioni qualitative, una miriade di profumi e sapori in stretta relazione con la più autentica cucina regionale o d’invenzione, unico baluardo all’espansione omologante dei brevetti.
Le competenze agronomiche e le più recenti tecniche estrattive hanno realizzato il matrimonio perfetto: il frutto dell’oliva appena raccolta, nel momento ideale di maturazione e freschezza e la sua corretta e subitanea trasformazione.
Questa la novità dalle implicazioni rivoluzionarie: l’extra-vergine non è mai stato così buono ed ha un potenziale di crescita qualitativa che può investire l’intera produzione nazionale.
Ne sono valorosi interpreti, anche se ancora in palese minoranza, alcuni generosi e combattivi olivicoltori che incontriamo dalla Sicilia al Trentino, accompagnati da valenti e appassionati professionisti: agronomi e vivaisti, produttori di frantoi, esperti assaggiatori (panels), ristoratori e sommelier dell’olio, giornalisti e scrittori, curatori di guide, liberi cittadini, tutti spesso tragicamente inascoltati proprio nel momento in cui c’è più bisogno di annunciare e diffondere la “bella notizia” e di mettere l’olivicoltura italiana al centro di un progetto di studio e riqualificazione economica e culturale. Migliaia di bravi e onesti produttori pronti ad uscire con delle meraviglie in tutto il mondo, mortificati dalla presenza invasiva di volgari “succedanei”, sciaguratamente di provenienza interna ma più spesso importati da zone a forte produzione estensiva, risultato di triangolazioni speculative a prezzi in discesa, anche sotto i 3,5 euro. Insensato oltre che impossibile competere in quella direzione, un muro di gomma dagli effetti micidiali come l’abbandono degli impianti e conseguente spopolamento delle campagne, l’impoverimento della sostanza organica dei terreni, la diffusione di patologie virali.
Una terra non lavorata è un deserto che avanza e gli Italiani lo devono sapere, tutti: un bene inalienabile e certamente “identitario” come l’olivo è oggi gravemente minacciato, di più, viene messa a rischio la natura stessa del paesaggio italiano.
Un bene di pubblico interesse che ogni cittadino è tenuto a salvaguardare, (“ tutelare” è il verbo) in ottemperanza col mandato costituzionale (art. 9 comma 2) che associa il “paesaggio” al ”patrimonio storico e artistico della Nazione”.
Siamo di fronte a una sfida senza precedenti perché possono convivere l’agricoltura più nobile con la bellezza dei monumenti e delle opere d’arte.
L’olivo s’innerva capillarmente nel territorio e ne svela le meraviglie, anche le più nascoste e in ogni direzione proclama il “diritto alla salute” ( art.32), che in ambiti di sublime bellezza e di buon gusto è già diritto alla felicità.
Parola “impronunciabile”, ce ne rendiamo conto, ma in grado più di ogni altra di indicare la via, “ il pieno sviluppo della persona umana” (art.3 della nostra Costituzione) in un paese ricolmo di beni come l’Italia.
Possano gli italiani riconoscerli e amarli con spirito di solidarietà anche presso tutti i popoli dell’olio titolari di altrettante meraviglie, e con loro dare inizio ad un significativo cammino di riscatto economico e culturale proprio a partire dalle fondamenta poste dall’antica civiltà dell’olivo.

“Il Mediterraneo è…Tanto per cominciare è piccolissimo”. (George Simenon)
* Oltre il 95% della produzione dell’olio d’oliva viene dal bacino del Mediterraneo

 

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