Kobane’s Roots è un progetto sociale che sarà realizzato lungo le rive del fiume Eufrate presso la città di Kobane (Siria Confederale del Nord).
Il progetto prevede la rimessa in vita di 15 000 alberi di ulivo attraverso la potatura, trattamenti per malattie e funghi e la costruzione di un impianto di irrigazione.
Il famoso ulivo siriano è sempre stato la spina dorsale dell’economia agricola della Siria settentrionale ma durante la guerra contro l’ISIS tanti uliveti sono stati danneggiati o distrutti. Ora, due anni dopo la liberazione della regione di Kobane, il popolo curdo sta rimettendo in piedi la città intera, dagli edifici alla sua economia.
Sostenendo Kobane’s roots potrai permettere a 80 famiglie di costruirsi un’opportunità di lavoro e sviluppo per sé e per i propri figli a Kobane.

Durante la guerra degli scorsi anni, nella regione di Kobane (Siria del Nord), migliaia di ulivi sono morti. Oggi, due anni dopo la liberazione della regione dai terroristi dell’ISIS, lo stesso destino attende altri 15 mila ulivi che stanno morendo dopo essere stati trascurati per anni. Questi ulivi sono stati danneggiati dalle munizioni e sono stati lasciati senza acqua regolare  per 5 anni, e ora si trovano a rischio.

OLIVI IN SIRIA

L’ulivo siriano, famoso in tutto il mondo, è la colonna portante dell’economia agricola della Siria del Nord. La morte di questi ulivi sarebbe catastrofica per il futuro economico di questa regione in quanto un ulivo impiega 5 anni per fare frutti e 10-15 anni per raggiungere la piena fioritura.
Crowdfunding
Le famiglie stanno lentamente tornando nei propri villaggi nella regione di Kobane e la possibilità di aiutarle concretamente sta prendendo vita: possiamo aiutarle a riparare il sistema di irrigazione che innaffia gli ulivi e di conseguenza prenderci cura di questi alberi. Con una donazione di 5 euro possiamo assicurare un futuro migliore a uno di questi ulivi, e a sua volta un futuro sostenibile per la popolazione di Kobane.
Origini del progetto
I 15 mila ulivi sono divisi in 10 uliveti, situati sulle sponde del fiume Eufrate e sui pendii che dividono il fiume dalla città di Kobane. La coltura dell’ulivo in questa regione ha origini riconducibili al 4000 a.C., e tutt’ora l’oliva è un ingrediente primario in molte ricette e in molti prodotti locali, come l’olio e il sapone. Questi ulivi, coltivati sugli aridi pendii, rappresentano i custodi di questa terra, che altrimenti rischierebbe l’erosione e la desertificazione.
Prima della guerra civile, la Siria era il quarto paese al mondo per la produzione di olive, con un raccolto di 180 mila tonnellate all’anno, per un valore di 25 miliardi di lire siriane o del 1.5 – 3.5 % del BNP. Nel 2009,

OLIVETO A KOBANE

gli uliveti e i prodotti ricavati da essi hanno provveduto al sostentamento di 25.420 agricoltori, di cui il 26% erano donne.
Gli abitanti arabi e curdi della regione di Kobane stanno lentamente ritornando alle loro case in seguito alla liberazione della regione da parte delle Forze Democratiche Siriane (SFD), avvenuta nell’estate 2015. Tuttavia, dovendo far fronte a case danneggiate, infrastrutture distrutte e campi pieni di mine, la popolazione non è ancora in grado di riabilitare gli uliveti. Inoltre, la mancanza di questo tradizionale guadagno intralcia ulteriormente la ricostruzione delle infrastrutture e della società, creando così un circolo vizioso di povertà.
Dopo che gli uliveti sono stati ripuliti dalle mine, l’ostacolo principale è diventato la consistente irrigazione di cui hanno bisogno questi alberi. L’ISIS ha distrutto la maggior parte delle infrastrutture esistenti, tra cui i pozzi, motivo per cui gli ulivi non sono stati potuti innaffiare per più di 5 anni. Di questi 20 uliveti, approssimativamente 2000 alberi sono già morti e altri 1000 stanno per morire.

ASSAD

Per impedire che altri alberi muoiano, le cooperative che li possiedono hanno chiesto aiuto al Comitato Economico dell’Amministrazione Autonoma del Cantone di Kobane. Il Comitato Economico ha designato Mohammed Ibrahim, un ingegnere specializzato nei sistemi idrici, ad assistere la ricostruzione del tradizionale sistema di irrigazione che si basava sulle fonti della zona e a supportare le cooperative per quanto riguarda la parte logistico-organizzativa.
Tuttavia, né le cooperative, né il Comitato Economico, dispongono dei mezzi finanziari per implementare il sistema. Per questo motivo il supporto estero diventa fondamentale.

RIFUGIATI SIRIANI

Tempo fa, è stato messo in atto un progetto di riabilitazione degli alberi di pistacchio appartenenti alle cooperative. Grazie all’aiuto della ONG italiana GUS, il sistema di irrigazione è stato ricostruito con successo e 20 mila alberi di pistacchio sono stati irrigati (per un totale di 60 mila euro). Con questi precedenti positivi è bene specificare che il progetto riuscirà ad essere applicato con successo se raggiungerà il budget stabilito.
Attraverso la ricostruzione dei pozzi e il recupero degli ulivi, sarà possibile sviluppare un sistema eco-sostenibile che garantirà migliori prospettive di vita per gli alberi e per gli abitanti dei villaggi.
Progettazione e realizzazione del progetto
La riabilitazione di questi ulivi è un progetto a lungo termine che impiegherà almeno un anno intero. Dopo la potatura gli alberi verranno trattati per evitare malattie, funghi e parassiti, poi fertilizzati e innaffiati. La maggior parte del lavoro avverrà nei mesi estivi, in modo tale che il raccolto sarà a Novembre. Successivamente gli alberi saranno preparati per affrontare le basse temperature dell’inverno, in modo tale che rimangano sani per l’anno successivo.
Per quanto riguarda il sistema di irrigazione, in 5 uliveti i pozzi sono ancora presenti e vanno sistemati, mentre negli altri 5 bisogna scavare nuovi pozzi. Il sistema di irrigazione è basato sui tradizionali metodi agricoli della regione. Dopo che i pozzi saranno stati scavati, bisognerà scavare piccoli canali attorno e tra gli alberi, per permettere all’acqua di scorrere da un albero

MINE NEGLI OLIVETI SIRIANI

all’altro. I generatori acquistati, le pompe d’acqua e i tubi per innaffiare saranno donati alle cooperative per assicurare l’irrigazione degli anni a venire.
La ristrutturazione dei pozzi verrà attuata in contemporanea alla potatura e cura degli ulivi. Dopodiché, quando il sistema di irrigazione sarà pronto, gli alberi verranno innaffiati 3 volte durante il periodo di giugno-ottobre, con un’irrigazione iniziale di 400 litri d’acqua per ogni albero. Le successive irrigazioni saranno di 300 e 200 litri per ogni albero. Durante la fase della prima irrigazione gli alberi riceveranno fertilizzanti e pesticidi.
Prima della guerra questi uliveti appartenevano al regime di Assad che aveva adottato un’economia fortemente centralizzata, in cui le monocolture di frumento, oliva e cotone erano la colonna portante della Siria del Nord. Oggi, l’Amministrazione Autonoma punta a cambiare questa economia centralizzata, convertendola in un’economia basata sulle cooperative delle persone. Gli uliveti saranno divisi in modo tale da creare 5 cooperative che coinvolgeranno un totale di 80 famiglie.
Queste nuove cooperative verranno create sulla base di un contratto stipulato dall’Unione delle Cooperative. I membri di ogni cooperativa dividono il lavoro tra di loro, esattamente come per il 70% dei profitti. (Il 30% invece è così suddiviso:) Il 10% va al Comitato Economico ed è destinato al recupero di altri uliveti e alla coordinazione delle cooperative, mentre il (restante) 20% viene trattenuto per futuri investimenti delle cooperative. La priorità viene data alle famiglie più bisognose, che saranno quelle che potranno per prime iniziare a lavorare negli uliveti e condividerne i profitti.

Syrian refugee Sima Farauate, 27 stands by an old olive tree at the Kara Tepe transition camp located on the outskirts of the city of Mytilini on the Greek Island of Lesbos on November 19,2015. She fled Syria with her husband and they were smuggled by boat from Turkey across the Aegean Sea to Lesbos.(Photo by Heidi Levine for The Intercept).

RIFUGIATA SIRIANA

Le cooperative decidono autonomamente come dividere i profitti e, in alcuni casi, la dimensione della famiglia diventa un criterio per il calcolo della quota che spetta ad ogni famiglia, in modo tale che famiglie numerose ricevano una quota maggiore dei profitti rispetto a famiglie piccole.
Inoltre, le cooperative decidono se trattenere una percentuale ulteriore per spese comuni o per altri progetti. Una delle cooperative che lavoreranno negli uliveti è composta da sole donne, in questo modo, il progetto contribuirà all’emancipazione economica delle donne dei villaggi.
Gli ulivi in questione hanno tutti tra i 25 e i 35 anni. Un albero sano di quell’età produce un raccolto medio di 30 chili di olive, che per il mercato locale ha un valore di 12 euro. Il profitto complessivo di questi uliveti può essere stimato perciò intorno ai 180 mila euro. Tuttavia, a causa della sofferenza di questi alberi, provocata da svariati anni di abbandono, ci vorrà del tempo affinché questi tornino forti e sani come prima. Al momento il raccolto stimato per ogni albero si aggira intorno ai 10/15 chili, ovvero circa un terzo del raccolto ottimale. Il guadagno stimato per quest’anno è di 60 mila euro, ma

OLIVI DEVESTATI

siccome molte famiglie dipendono economicamente solamente dagli ulivi e dal loro raccolto, non gli è possibile fare un grande investimento di 52.700 euro per ricostruire il sistema di irrigazione.
Dopo la ricostruzione dei pozzi, i costi di mantenimento e innaffiamento degli alberi diminuiranno significativamente negli anni successivi, mentre il raccolto aumenterà di anno in anno. Grazie all’aumento del raccolto, e quindi del guadagno, le cooperative saranno in grado di occuparsi dei costi di mantenimento autonomamente a partire dal secondo anno.
Partners
Cooperative degli ulivi La rete delle cooperative degli ulivi è composta da 5 cooperative. Queste cooperative coltivano 10 uliveti e coinvolgono circa 80 famiglie. Ogni famiglia possiede una quota di circa 175 ulivi, ottenendo così un guadagno ottimale di 2100 euro ogni anno. Questa cifra corrisponde all’incirca allo stipendio di un insegnante della regione. Al momento, senza il sistema di irrigazione, gli alberi producono un raccolto di soli 700 euro a famiglia.
Comitato Economico del cantone di Kobane Per quanto riguarda la ricostruzione post-bellica, l’obiettivo principale del Comitato Economico è il recupero dell’industria locale e dell’agricoltura. Sotto il regime di Assad, molte industrie, tra cui quella delle piante per la trasformazione agro-alimentare, erano proprietà dello Stato, esattamente come i mulini e i cotonifici. Inoltre, il regime rafforzò la monocoltura, permettendo ai contadini la coltivazione di solo alcune colture in determinate aree. Attualmente, il Comitato Economico assiste la ricostruzione di queste industrie affinché tornino in mano alle cooperative e i lavoratori diventino efficienti.
Il Comitato ha dato vita a progetti come la creazione di vivai per diversificare l’agricoltura nella regione. Il Comitato Economico supervisiona le cooperative economiche, facilita la creazione di nuove cooperative e media in caso di conflitti tra esse. Inoltre, il Comitato mantiene la maggior parte delle infrastrutture a titolo di assistenza per le cooperative, attraverso mezzi come il prestito di macchinari e competenze, e aiuta con la parte economica necessaria per il processo di recupero degli ulivi. Per far sì che il Comitato continui con il suo lavoro e che altri campi vengano recuperati, il 10% del profitto degli uliveti torna al Comitato. Ad ogni modo, l’Amministrazione Autonoma non applica nessuna tassazione sui profitti. Il Comitato Economico è parte del sistema governativo autonomo e democratico della Confederazione Democratica della Siria del Nord ed è sotto il controllo del consiglio del Cantone di Kobane (parlamento regionale), che viene eletto democraticamente.

Ya Basta Bologna è un’associazione attiva in città dal 2011 impegnandosi in percorsi per la giustizia sociale e ambientale, per la libertà di movimento, la democrazia diretta e l’autodeterminazione dei popoli.
La sua azione si sviluppa a livello globale e locale, mantenendo collegate le due dimensioni. Da un lato sostiene, anche con progetti di cooperazione, i movimenti per la difesa dei diritti umani e della dignità in Chiapas, Brasile, Palestina, Turchia, Siria Confederale del Nord; dall’altra è presente nella comunità locale con attività e iniziative per la partecipazione e la coesione, contro le discriminazioni e l’esclusione sociale.

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