mosaico olivo Volubilis
Mentre Lucio può viaggiare nel tempo nostro presente, io non posso viaggiare nel suo passato. Quando mi parla, posso solo immaginare i luoghi da lui visti e vissuti. Per esempio: quando ho visitato il Porto di Farnassa, a Creta, questo era poco più di un ammasso di ruderi mentre Lucio ha visto una potente Città. Avverto i limiti del nostro pur fantastico viaggio, sicuro di non riuscire a calarmi appieno nel suo tempo. Così credevo che fosse, almeno sino al nostro viaggio a Volubilis…

LUCIO: Quando ero piccolo, arrivava spesso al porto di Cadice, dall’Africa, con le Galere, un oleum che ai miei occhi appariva davvero speciale perché dicevano essere fatto in una città leggendaria… VOLUBILIS.

Volubilis Marocco

rovine di Volubilis Marocco

MARCO: Non è una leggenda. I resti di Volubilis si trovano in Marocco, vicino a dove oggi sorge Meknès. In una vallata che ho visitato di recente e, dopo un inverno piovoso, il verde dei campi e l’argento degli olivi mostravano un paesaggio straordinario. Un clima davvero unico tra due mari e la catena montuosa di Atlante che crea le condizioni per un’olivicoltura dalla grande storia e tradizione.
Come Atlante anche le popolazioni dei Berberi sono lì da sempre, eppure, insieme a loro, ci appare di colpo qualcosa che appartiene alla profonda essenza del sentirsi contemporaneo: la Città o meglio l’Urbe Romana.
Perché non andarci proprio ora?

Arco di trionfo di Caracalla a Volubilis

Arco di trionfo di Caracalla a Volubilis

 Il volto di Lucio s’illumina di colpo, l’idea di vedere qualcosa di cui ha solo sentito parlare sin dalla più tenera età lo affascina ancor più che toccare con mano le innumerevoli meraviglie moderne… Così in men che non si dica i nostri passi ci conducono a Volubilis.
Una città che, oltre al tempo inesorabile e la fatalità di un terribile terremoto nel 1775, presenta una serie straordinaria di monumenti che lasciano intuire la bellezza di una volta.
C’è una cosa che rende speciale ai miei occhi Volubilis: l’eccezionale quantità di Frantoi che troviamo e che dimostrano quale fosse davvero la principale economia della regione e della bellissima e ricchissima Urbe di Volubilis.

Villa romana a Volubilis

Villa romana a Volubilis

LUCIO: Fai presto tu a dire Urbe, mio caro, ma senza l’agricoltura mai avremmo potuto creare alcuna delle nostre Città antiche e moderne. Mi rendo conto nelll’osservarvi come la vostra sia un’agricoltura che ha perso i punti cardinali di riferimento, stravolgendo i valori di base e andando in una direzione sempre più estrema, sia per la progressiva alienazione dell’uomo dal lavoro agricolo che per l’inquinamento sempre più grave ed irreversibile sul pianeta terra. La centralità persa è quella della Agricoltura a servizio della Civitas appunto l’agricoltura fatta dall’uomo per l’uomo e quindi necessariamente a dimensione “urbana”.

solarium Volubilis

solarium Volubilis Marocco

MARCO: Ma l’uomo moderno ha sostituito la forza lavoro con le macchine, positivamente, per sostituire le persone in lavori pesanti. Voi Romani avevate gli schiavi – e di questo parleremo poi se credi – ma noi con le nuove tecnologie abbiamo ridotto i tempi e aumentato le capacità in volume e quantità prodotto. L’aratro si è modernizzato aiutando non poco lo sviluppo agricolo. Da lì ci abbiamo preso gusto e l’evoluzione è stata inarrestabile sia in tecnologie che in sviluppo della chimica applicata all’agricoltura. Pensa Lucio che siamo arrivati a creare pesticidi intelligenti e modificare geneticamente il grano anch’esso intelligente per renderlo resistente a questi e così massimizzarne le produzioni. Siamo arrivati al punto da dover inserire l’agricoltura tra le primissime cause di inquinamento del nostro Pianeta. Ma siamo costretti a farlo perchè abbiamo una popolazione mondiale che cresce esponenzialmente, che ha fame e che va sfamata. Le produzioni devono essere sempre più massive per cui dobbiamo globalizzare: un solo grano, un solo olio, una sola carne, un solo pomodoro, una sola patata, uno solo di tutto è l’unico obiettivo a condizione che possa essere prodotto a bassissimi costi e altissimi rendimenti per i padroni esclusivi e protetti da brevetti di ogni genere, insomma un vero oligopolio di semi unici e dei pesticidi esclusivi.
Anche nell’olio si tende a uniformare e globalizzare tutto su tre forse quattro cultivar meccanizzabili e non di più…

casa di Orfeo a Volubilis

casa di Orfeo a Volubilis

LUCIO: Sarà pure come dici ma non mi convince proprio per nulla. L’agricoltura di un tempo ha messo le basi per tutte le grandi civiltà mentre oggi l’agricoltura moderna sta minacciando l’esistenza della Umanità intera! State producendo tantissimo cibo avvelenato che tra l’altro poi verrà in parte sprecato e distrutto non arrivando mai a chi ha davvero fame, tutto ciò ad un costo insostenibile per il pianta terra, ma quando ve ne renderete conto?

Camminiamo per le strade in pietra solcate dalle ruote dei carri con marciapiede su cui si affacciano le case dedite al commercio. Volubilis è affascinante ma proprio qui vicino c’è il caso di un’azienda olivicola che ben incarna questa tendenza di alienare l’uomo dal centro della scena produttiva. Nonostante qui in Marocco il costo del lavoro sia incredibilmente basso, circa 8 euro al giorno per un operaio agricolo (oggi in Italia parliamo almeno di 80 euro, ben 10 volte di più!), gli investitori internazionali hanno comunque deciso di realizzare un oliveto Superintensivo non tanto evidentemente in ragione del costo, come detto già bassissimo, della manodopera, ma a mio avviso proprio per eliminare a monte ogni problematica di gestione dell’uomo/ope-raio.

mosaico olivo Volubilis

mosaico olivo Volubilis

LUCIO: Ma come poi passare da macchine utili a macchine che tolgono lavoro all’uomo? Ma come pensare di sfamare la gente con un solo grano e un solo olio piuttosto che creare le condizioni perché quell’uomo possa lavorare e guadagnare dignitosamente per poi poter scegliere tra più grani e più oli, scegliere tra dignità e miseria, tra alienazione e distruzione da una parte e sostenibilità umana e ambientale dall’altra?

Le parole di Lucio mi lasciano ammutolito. Le sue accuse al nostro sistema sono veri e propri macigni, grandi come queste pietre dei muri di Volubilis che ci circondano.
Lo sguardo di Lucio fissa con attenzione la macina di un Frantoio davvero ben conservato. Entriamo dall’ingresso laterale che doveva essere destinato allo scarico delle olive. Lucio è molto serio e con la mano accarezza i bordi della macina. Fissandomi mi avverte che lì non c’erano animali da lavoro ma schiavi che spingevano quella macina di pietra.

frantoio con macina e pressa a Volubilis

frantoio con macina e pressa a Volubilis

MARCO: Quanto erano importanti, per l’economia e lo sviluppo di Roma, gli schiavi?

LUCIO: Non avremmo mai potuto costruire l’impero di Roma senza la schiavitù. Dal numero di schiavi si poteva apprezzare l’importanza del Nobile Romano, immagina che alcuni Nobili arrivarono ad averne oltre 20 mila al proprio servizio. Per fortuna mi pare che il nuovo mondo abbia debellato la schiavitù, o no?

MARCO: Caro Lucio, oggi abbiamo forme moderne di schiavitù: sfruttamento minorile, la tratta di donne e uomini sono cose attuali anche ai nostri tempi. Schiavi moderni che si distinguono da quelli dell’Antichità solo per l’illusione di essere uomini liberi, anche se sono invece vittime di pochi, ora come allora.

LUCIO: Sembra proprio che, come l’olivo, anche l’uomo non sia cambiato affatto. Ma tu Marco dimmi che olivicoltura immagini possibile in questo scenario?

MARCO: se posso sognare allora immagino una olivicoltura che si ispiri a quella in cui ho la fortuna di lavorare in una zona a te carissima: Il METAPONTO. Ci andiamo?

Un largo sorriso sul volto di Lucio mi dice che la prossima tappa sarà in Italia…

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