Vivaio Attilio Sonnoli
Il sarto fa un abito perfetto perché conosce il corpo del cliente, lo ha studiato a fondo. Si potrebbe dire che, allo stesso modo, il vivaio Attilio Sonnoli – a Uzzano (PT) –  svolge un lavoro sartoriale. Mentre i grandi vivai, alla maniera dell’industria pret-à-porter, offrono un lavoro non personalizzato, con le sole taglie standard: small – medium – large. Con questo lavoro “su misura” scopriamo in questa intervista a Elena Sonnoli cosa viene offerto ai clienti

Attilio Sonnoli è uno dei vivai olivicoli storici d’Italia, sempre impegnato nella ricerca e in rapporto stretto con l’Università. Grazie al lavoro di tuo padre, Attilio, e a te, Elena, che ne segui le orme.
Ci puoi raccontare quali sono state le sue priorità?
Mio padre ha dedicato tutta la sua vita all’olivo e anche adesso, a quasi 80 anni, continua a studiare e a ricercare. È sempre stato un visionario, ha spesso anticipato i tempi e visto potenzialità là dove nessuno credeva esistessero. Non è mai stato Un vivaista di routine che si limita a produrre piante ma ha cercato sempre di trovare soluzioni ai differenti problemi che gli olivicoltori devono affrontare. Dall’impianto, alla coltivazione della pianta in campo fino alla potatura e alla raccolta.
Partendo dai suoi studi e dalle sue selezioni abbiamo brevettato nuove varietà e oggi affianchiamo il suo lavoro; l’olivicoltura cambia e con essa anche le problematiche e le aspettative. Cerchiamo di fare tesoro

ATTILIO SONNOLI

dei suoi insegnamenti e di andare avanti, nel costante confronto con la nostra clientela.
Avete una gamma di varietà brevettate da voi e siete alla ricerca continua di nuove linee produttive. Quali sono i risultati più importanti ottenuti finora?
Essere titolari di 7 brevetti ci rende grandemente orgogliosi, perché significa che il nostro lavoro ha ricevuto riconoscimenti anche a livello scientifico.
La soddisfazione più grande ce la danno però gli olivicoltori. Ogni volta che un cliente chiama per dirci che le nostre varietà si comportano bene in campo e che possiedono veramente le caratteristiche per cui le abbiamo selezionate, allora sappiamo di aver lavorato nella giusta direzione.
Quali sono le peculiarità del vostro patrimonio varietale?
Il patrimonio varietale è principalmente quello italiano, che poi per noi è il più importante.
Prendiamo come base il germoplasma nazionale per ottenere nuove varietà con caratteristiche ben precise: elevata e costante produzione, elevata resa in olio, resistenza alle malattie.
Il patrimonio varietale italiano è un bacino fondamentale cui attingere e va tutelato e preservato. Ciò non vuol dire che sia sempre e comunque interamente idoneo per le attuali richieste del mercato, ma può e deve essere usato come materiale di partenza per ottenere ciò che vogliamo.
Avete una varietà che è resistente alla Xylella, ce ne puoi parlare?
Il CNR ha individuato a oggi due varietà resistenti a questo vero e proprio flagello che rischia di distruggere l’olivicoltura pugliese e può minacciare in prospettiva la stessa olivicoltura nazionale. Il Leccino si è dimostrato la cultivar più resistente e nell’ambito della cultivar Leccino mio padre ha individuato e selezionato il clone MINERVA, che si è dimostrato anch’esso resistente alla malattia.
Abbiamo piante di MINERVA in provincia di Lecce, che ormai hanno oltre 20 anni, piante sane e produttive accanto a piante di Ogliarola che purtroppo sono state distrutte dal patogeno.
Attualmente collaboriamo con il CNR pugliese per studiare la resistenza di altre nostre varietà e cercare

VIVAIO SONNOLI

così di ampliare la disponibilità varietale per i produttori locali.
Cosa c’è dietro il leccino Minerva? Un clone che avete brevettato da parecchi anni e che a oggi è considerato il migliore conosciuto.
Il leccino MINERVA nasce alcuni anni fa, dopo una lunga osservazione in campo, raccolta dati di produzioni di olive e resa in olio. Grazie anche al supporto della Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze, mio padre ha studiato, controllato e verificato questa particolare selezione di leccino fino ad ottenere il brevetto. Posso dire che MINERVA è caratterizzato da una maggiore resistenza al freddo, maggiore produzione di olive e maggiore resa in olio rispetto al leccino tradizionale.
Il leccino è la varietà più diffusa a livello nazionale, quella a cui tutti fanno riferimento, e avere un nostro clone da proporre ci distingue dagli altri colleghi vivaisti.
E’ un grande orgoglio per me dire che MINERVA è brevettato non solo in Italia, ma anche in Australia, Stati Uniti e Nuova Zelanda.
Si capisce che dietro a questo numero esiguo di varietà c’è però tantissima ricerca e che ogni varietà racchiude molte caratteristiche diverse.
Ogni nostra varietà si identifica per caratteristiche ben precise.
Produrre olio senza la varietà Frantoio è forse impensabile, dati i suoi profumi e le sensazioni che il suo olio riesce a dare. Il Frantoio però è molto sensibile alla rogna, per cui abbiamo selezionato e brevettato il clone APOLLO, che risulta meno sensibile a questa malattia, oltre a essere più resistente al freddo e maggiormente produttivo rispetto al Frantoio tradizionale.
Individuare un nuovo clone è il passo più importante ma è anche il più lungo e difficile, richiede anni di studio, di osservazione critica e di scelte, anche dolorose.
Ogni anno studiamo e selezioniamo decine di cloni per ogni varietà e ogni anno scartiamo e buttiamo via le piante che non rispondono ai nostri requisiti.
Ovviamente tutto questo ha un costo, anche in termini di spazi aziendali, ma per noi è imprescindibile dal nostro lavoro di produttori di piante.
Il sarto fa un abito perfetto perché conosce il corpo del cliente, lo ha studiato a fondo. Si potrebbe dire che, allo stesso modo, il vostro vivaio svolge un lavoro sartoriale. Mentre i grandi vivai, alla maniera dell’industria pret-à-porter, offrono un lavoro non personalizzato, con le sole taglie standard: small – medium – large. Con questo lavoro “su misura” che cosa offrite ai vostri clienti?
Vogliamo offrire la più ampia scelta possibile.
Il nostro lavoro consiste nel dare al cliente ciò che desidera e che risponda meglio alle sue specifiche esigenze. Abbiamo infatti le varietà giuste per costituire un oliveto “tradizionale” (500 piante/ha), un oliveto intensivo (800-1200 piante/ettaro) o un oliveto super-intensivo (oltre 1200 piante/ettaro).
La nostra azienda offre la più ampia gamma di varietà, sarà poi l’olivicoltore a decidere cosa e come piantare.
Per ampliare ulteriormente l’offerta lo scorso anno abbiamo realizzato, insieme al nostro collega Luca Cinelli, titolare dell’omonima azienda, il primo campo privato toscano di piante madri virus-esenti. Abbiamo piantato le classiche varietà toscane e a breve incrementeremo la piantagione con altre varietà, così da poter fornire agli olivicoltori piante certificate sia da noi che dal servizio fitosanitario regionale.
Non credo che esista un modello di olivicoltura migliore di altri: ognuno deve essere libero di scegliere come produrre, in base alle caratteristiche agronomiche del proprio terreno, alle risorse economiche disponibili e al target di clientela cui si rivolge.
Sarà poi il mercato a dire se le scelte fatte sono giuste o meno, non può essere certo il vivaista a farlo. Anche se, secondo me, spetta a lui fornire la propria consulenza per aiutare il produttore a orientarsi al

SELVATICI ACCRESCIMENTO

meglio nelle sue scelte.
I vostri clienti quali cultivar prediligono?
I nostri clienti chiedono principalmente le tradizionali varietà italiane, anche se ormai sempre più spesso ci chiedono di riprodurre per loro le varietà che hanno individuato nei loro oliveti. Per distinguere la loro produzione nel mercato ed essere così unici.
Come vedete il futuro e come intendete affrontare l’attuale boom di richiesta di ulivi per evitare, come è successo in passato, che il mercato si comporti come una curva gaussiana, attraverso momenti ondulatori di grande richiesta e momenti di grande depressione? Oggi c’è la corsa a piantare olivi, soprattutto grazie ai PSR che ogni Regione sta attivando e ai PIF. Non possiamo però pensare che il mercato possa andare avanti con gli aiuti comunitari o nazionali.
Il Piano Olivicolo Nazionale mancava da anni e un Paese come il nostro a mio avviso non può permettersi una tale lacuna. Occorre una programmazione precisa e investire anche nel marketing, aspetto spesso sottovalutato dalle aziende, ma di fondamentale importanza per farsi conoscere e continuare a crescere.
Sento molto parlare di studi e attenzione ai portainnesti, un argomento dimenticato per decenni. Fate ricerca anche in questo campo?
I portinnesti sono usati a Pescia da oltre un secolo e la tecnica e la produzione ci rendono unici nel mondo. I nostri innestini sono altamente specializzati e richiesti ovunque. A oggi i portinnesti usati erano solamente due varietà: Canino e Mignolo.
Oggi la ricerca ha iniziato a considerare il portinnesto non soltanto come un “sostenitore” della varietà che vi viene innestata, ma come una vera e propria varietà che possa modificare le caratteristiche fisiologiche del nesto.
Fino a pochi anni fa parlare di portinnesti in olivicoltura era considerato un tabù, nonostante in frutticoltura fossero usati da decenni.
Noi stiamo studiando la nostra varietà brevettata TOSCA 07, sia come varietà per impianti intensivi e superintensivi che come portinnesto nanizzante, in grado cioè di ridurre la vigoria delle piante innestate.
Grazie alla collaborazione con la Facoltà di Agraria di Palermo abbiamo condotto le prime prove ormai diversi anni fa e a oggi sono molte le varietà innestate su TOSCA 07 che stiamo osservando, alcune delle quali con risultati davvero molto soddisfacenti in termini di riduzione della vigoria. Oltre a questo, TOSCA 07 si è rivelata una varietà resistente alla siccità, in grado di risparmiare fino al 30% di acqua e questo è un aspetto importante considerando gli andamenti climatici degli ultimi anni.
Il portinnesto nanizzante consente di meccanizzare tutte quelle varietà ad alta vigoria che oggi, purtroppo, vengono scartate perché le operazioni di potatura e di raccolta le rendono economicamente svantaggiose, ma che da un punto di vista produttivo sono invece assai valide. Attraverso la tecnica del portinnesto nanizzante siamo in grado di recuperare praticamente tutto il nostro patrimonio olivicolo, sfruttandolo al meglio dal punto di vista economico.
Stiamo lavorando insieme al nostro collega vivaista Luca Cinelli con il quale studiamo diversi portinnesti nanizzanti e il comportamento di varietà provenienti da differenti regioni italiane.
Il vostro vivaio è impegnato nell’allevamento delle numerose cultivar italiane, questo si traduce anche in una grande ricchezza per la tipicità della produzione di oli italiani.
Cosa fate per contrastare la nuova tendenza a voler fare impianti superintensivi con cultivar spagnole?
Le cultivar spagnole sono state fondamentali per “svegliare” la nostra olivicoltura dal sonno in cui si trovava da tempo. Hanno costretto tutti i produttori a mettersi in crisi, rivedendo metodi di produzione immutati da decenni, se non da secoli, e costringendoli a fare i conti con il progresso tecnologico.
Noi abbiamo brevettato due varietà che si adattano anche a impianti intensivi e super-intensivi, DIANA e TOSCA 07, due varietà del nostro germoplasma che consentono una completa meccanizzazione di tutte le operazioni colturali.
Partendo da queste due, mio padre sta studiando da tempo incroci con altre varietà per ampliare ulteriormente la nostra offerta.
Tutto questo, ovviamente, senza dimenticare il fondamentale studio e lavoro sui portinnesti nanizzanti

ELENA SONNOLI

di cui parlavo prima.
State riscontrando delle difficoltà?
Se intendi difficoltà nella selezione, in effetti stiamo riscontrando delle difficoltà, ma questo è inevitabile perché il lavoro è lungo e complicato, dovendo aspettare il ciclo naturale delle piante.
Mio padre ha sempre detto che il lavoro è lungo, ma se non cominciamo mai non arriveremo mai a niente.
Se invece intendi difficoltà da parte del mondo olivicolo, la risposta è no. Ci sono olivicoltori più intraprendenti ai quali piace sperimentare e sono entusiasti del nostro lavoro, altri invece più conservatori che preferiscono varietà tradizionali. La nostra forza è, ed è sempre stata, riuscire a soddisfare tutti.
Fino a qualche anno fa l’azienda che voleva fare degli oliveti nuovi si affidava completamente al vivaista che, con la scelta delle cultivar e varietà di olivi, determinava anche le caratteristiche dell’olio. Soprattutto dopo la gelata dell’85 che vide gli olivicoltori obbligati a ripopolare quasi del tutto i propri oliveti, il fornitore era anche consulente e progettista dell’impianto. Qual è oggi l’approccio dell’imprenditore?
Oggi l’olivicoltore ha sempre più le idee chiare su cosa vuole produrre e come lo vuole produrre, grazie anche a una maggiore diffusione delle conoscenze, ai convegni, alle manifestazioni, ai premi che ruotano intorno al mondo dell’olivo e dell’olio.
Quando da noi viene un nuovo olivicoltore, ci piace confrontarci con lui, capire perché ha deciso di piantare quelle varietà con quel sesto di impianto, cosa ha osservato in campo e cosa vuole ottenere dalle piante che metterà a dimora.
Grazie a questo confronto il nostro lavoro si arricchisce, migliora, cambia, cresce.
Prospettive per il futuro?

ELENA SONNOLI E LUCA CINELLI

Il nostro vivaio esiste dal 1909, organizzato dal mio bisnonno Attilio e se siamo ancora attivi è perché mio nonno Ubaldo e mio padre sono sempre vissuti, per così dire, “nel futuro”. Oggi i cambiamenti sono, in tutte le attività, molto più rapidi, ma per l’olivicoltura italiana non ci sono alternative: cambiare (entro 10, al massimo 15 anni) o morire.
Cambiare come? Il futuro sarà un’olivicoltura completamente meccanizzata, tutte le operazioni colturali dovranno essere eseguite da macchine che lavorano in continuo, il solo modo per abbassare i costi di produzione. Ma dobbiamo essere consapevoli che le varietà attuali sono un tentativo di adattarle al nuovo modello, adattamento che non sempre risponde in pieno alle esigenze. Questo significa che per ottenere dei risultati decisivi dovranno essere costituite nuove varietà pensate e create PER il nuovo modello, NON adattate: E’ quanto accaduto in frutticoltura e il rischio è che altri – gli spagnoli, in particolare – impongano le loro varietà.

 

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