Il decreto Martina crea una zona franca nel Salento dove si dovranno usare insetticidi cancerogeni per l’uomo e mortali per le api, e parla di un’emergenza che però non c’è più.

L’Unione Europea ha vietato l’utilizzo di tre pesticidi dannosi per le api.
Si tratta di sostanze la cui nocività è dimostrata: l’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha pubblicato un rapporto che non lascia dubbi, perché frutto di un monitoraggio iniziato nel 2013 nel corso del quale ha sollecitato diversi esperti a mettere a confronto le evidenze scientifiche dei loro studi. Dal 2015 ad oggi poi, EFSA ha confrontato 588 pubblicazioni scientifiche, alla ricerca delle eventuali prove dei pesticidi sulle api selvatiche, solitarie e da miele. Trovandoli.
Anche in base a quelle evidenze la Commissione europea ha deciso di vietare l’utilizzo in campo aperto di tre pesticidi. Si tratta di imidacloprid e clothianidin, prodotti da Bayer, e thiamethoxam, prodotto da Syngenta. I cosiddetti neonicotinoidi, potranno essere usati solo al chiuso, nelle serre, perché considerati responsabili della morìa delle api, indispensabili, insieme a tutti gli insetti impollinatori, per garantire la biodiversità e dunque l’equilibrio dell’ecosistema di cui fanno parte le persone.

Salento ulivo secolare

Salento ulivo secolare

L’Italia ha votato a favore del divieto di utilizzo dei tre pesticidi, insieme a Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi, Austria, Svezia, Grecia, Portogallo, Irlanda, Slovenia, Estonia, Cipro, Lussemburgo, Malta. Otto paesi si sono astenuti (Polonia, Belgio, Slovacchia, Finlandia, Bulgaria, Croazia, Lettonia e Lituania) e quattro si sono dichiarati contrari al divieto: Romania, Repubblica Ceca, Ungheria e Danimarca.
Eppure in Italia esiste una zona franca: è la Puglia, precisamente il sud della Puglia, da Fasano (provincia di Brindisi) alla punta del Capo di Leuca.

Lì, almeno uno dei tre pesticidi messi al bando dalla Ue si potrà usare.

Scusate: si dovrà usare.
Entro la fine del 2018 i contadini dovranno buttare sui campi, per 4 volte, degli insetticidi, tra cui il mortale Imidacloprid prodotto da Bayer, per ottemperare agli obblighi imposti dal ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina con decreto del 13 febbraio 2018 (Pubblicato su GU il 6 aprile 2018).
Al decreto è allegato il “Piano nazionale di emergenza per la gestione della xylella fastidiosa in Italia”.
Che già detto così è da denuncia per procurato allarme: non esiste alcuna “emergenza xylella” in Italia. E anche questo perché, se mai c’è stata emergenza, è già finita, perché l’emergenza per definizione, è qualcosa che si verifica, si risolve, si archivia.
Fu dichiarata l’emergenza nel 2015, gestita come sempre in Italia tramite un deus ex machina, il commissario per l’emergenza (il nostro uomo era Giuseppe Silletti, del Corpo della Forestale), con poteri straordinari e misure straordinarie, messe sotto indagine dalla Procura di Lecce e lì rimaste.
L’emergenza dunque non esiste, però il “Piano nazionale per l’emergenza” è funzionale ad agitare lo spettro della sputacchina e a far titolare i giornali.
E’ anche funzionale a Emiliano, che chiede al Governo misure eccezionali per costringere i contadini a sradicare gli ulivi e a spruzzare veleni.

Michele Emiliano

Insomma: a Emiliano piace l’emergenza e la chiede, a norma di legge, non solo perché scritta nel titolo del decreto Marletti, pardon, Martina.
Emergenza uguale soldi extra ed extra poteri. Possibilmente, se arriva un commissario, un altro capro espiatorio con cui giocare a scarica barile.
Il decreto Martina, scritto ricalcando il vecchio piano del commissario Silletti, prevede diverse sostanze per l’uccisione della sputacchina, dimenticando che gli insetticidi uccidono tutto, non solo quello che vogliono lui ed Emiliano.
Tra gli insetticidi c’è anche l’olio d’arancio, da usare per l’agricoltura biologica, per poter utilizzare il quale gli agricoltori bio hanno dovuto intraprendere dure battaglie legali (questa però è un’altra storia).
Ma per l’imidacloprid prodotto da Bayer, nessun problema. E’ stato inserito nella lista degli insetticidi da usare di “default”, insieme all’acetamiprid e al dimetoato. I primi due, sempre secondo EFSA, hanno effetti dannosi sul sistema neurologico dei feti, che si forma nei primi mesi della gravidanza, mentre il terzo, il dimetoato è cancerogeno per l’uomo. Altre sostanze chimiche imposte dal decreto Martina, come per esempio il brufezin, un fungicida, sono altamente tossiche per l’ambiente, per gli animali e per l’uomo.
Il dimetoato è il famigerato “Rogor”, venduto ai contadini salentini come “la medicina”, uccide non solo le api e tutti gli insetti in maniera indistinta, ma ha effetti cancerogeni provati da diverse ricerche scientifiche.

Associazione regionale apicoltori in puglia

Associazione regionale apicoltori in puglia

Lo abbiamo scritto su Xylella report e lo trovate anche sul documentario.
Ma per i poveri contadini, soprattutto quelli che si affidano al passaparola del venditore di concimi del proprio paese, quella è “la medicina”, che in buona fede usano per uccidere gli insetti.
Facendo un rapido calcolo, considerando che l’area da Fasano (Brindisi) fino a Santa maria di Leuca copre 700mila ettari, serviranno 4,2 milioni di litri di insetticidi cancerogeni per ricoprirla.
Dunque, per risolvere una presunta emergenza, Martina ne crea una vera, reale, certa: un disastro ambientale sulle persone e sulla natura.

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