#robadamatti 19 mesi fa non sapevo cosa fosse la biodiversità. Appena due campagne fa ho affrontato – con totale incoscienza ma con tanto entusiasmo – il mio primo olio. Oggi so che è un blend, fruttato medio, che esprime le caratteristiche proprie della Dop Umbria Colli Martani e che forse rispetto agli altri Umbri è più delicato… L’ho chiamato Macciano, Oro di Giano.

Caludia Pompilj per Olissea

19 mesi fa sapevo poco anche delle olive, del periodo di raccolta, pensavo si facesse a dicembre con il freddo…; pensavo che l’invaiatura fosse il grado di attaccamento della pianta all’albero. Sono partita comunque, perché in realtà amo da sempre la terra e le cose buone e poi perché le radici e le tradizioni una le porta dentro, senza saperlo. E poi le sfide mi piacciono, amo mettermi in gioco.
Lungo il mio percorso – breve nel tempo, intensissimo nei contenuti – ho incontrato persone meravigliose, piene di passione ed entusiasmo. Persone fiere del proprio lavoro e dei propri risultati, colleghi produttori, molti dei quali oggi sono amici. Ho conosciuto il “sottobosco”: consulenti, agronomi, vivaisti, specialisti, professori Universitari, giornalisti, assaggiatori, appassionato di olio, li ho ascoltati, capiti, e piano piano sono entrata anch’io nel loro mondo, quello fatto di persone che amano l’olio, le cose buone.

Caludia Pompilj

E poi ho studiato, per capire quello che facevo, per dare una spiegazione logica a quello che avevo in mente di fare. Ho studiato per capire la terra, la pianta, le olive, tutte le fasi del processo, l’ho fatto per poter metterci del mio, ogni volta che altri mi dicevano cosa avrei dovuto fare. Ho studiato con la stessa curiosità che mi animava quando mi occupavo di ‘televisione’ e di marketing, le cose per intenderci che riempivano quell’altra mia vita.
Dopo un anno, mi sono ritrovata completamente e irrimediabilmente coinvolta in questo mondo. Determinata ad andare avanti, a raccogliere la sfida. Così ho pensato di dare spazio a tutto ciò che, studiando, mi aveva appassionato di più: le varietà autoctone. L’azienda è a Giano dell’Umbria, terra della San Felice, cultivar ben rappresentata nelle 3.000 piante del mio oliveto. E al mio secondo anno di produzione ecco il monovarietale da San Felice, frutto di una selezione incredibile in campo, dove abbiamo individuato una a una le piante giuste, perché il mio oliveto è attempato e la quattro cultivar che lo compongono – Moraiolo, Frantoio, Leccino e San Felice – sono mischiate tra loro in maniera del tutto casuale e inframezzate come si faceva all’epoca (e anche adesso) con altre varietà minori che servivano e servono da impollinatori.
Pare facile riconoscere le varietà!!! Io pensavo che per gli esperti lo fosse… e volevo farlo subito… – peggio di Biancaneve sono – per capire poi che per alcune tipologie la cosa è complicata e che comunque è essenziale che quantomeno siano presenti le olive per avere una ragionevole certezza di identificazione. Con le sole foglie è molto più difficile…

bombolette

Ho dovuto attendere mesi, nel corso dei quali mi sono divertita a capire con gli esperti quale fosse il modo migliore per “segnare” le piante e a decidere dopo aver stabilito che il metodo più veloce era utilizzare le bombolette spray, i colori da utilizzare per ogni varietà. Giunti a metà settembre, una squadra di matti armati di bombolette spray ha setacciato a mó di reticolo alla CSI i vari appezzamenti dell’azienda per identificare le piante. Sono stati due lunghi giorni, faticosi ma divertenti che mi hanno costretto a una veloce classificazione aggiuntiva del codice colore per strane varietà riscontrate nel censimento. Selezione talmente accurata che a un certo punto mi mancava un colore e al ‘bianco’ per il San Felice, al ‘rosso’ per il Moraiolo, al ‘giallo’ per il Frantoio, al ‘verde’ per il Leccino… si è aggiunto il ‘fucsia’, per il Tendellone!
Tendellone? Chi è costui? Che non lo conoscessi io è abbastanza comprensibile, ma che a parte qualche espertissimo in materia – due o tre persone – nessuno conoscesse questa varietà e soprattutto nessuno ne avesse mai estratto l’olio…
Nei 20 lunghissimi giorni che ho dovuto attendere per iniziare la raccolta della San Felice ho avuto modo di studiare le caratteristiche del Tendellone: oliva da tavola, olio con leggero sentore di pomodoro, resa bassissima. Una persona ‘normale’, un imprenditore agricolo che dispone di 48 piante (anche un po’ spelacchiate) di una varietà che da olive da tavola, con una bassa resa avrebbe rimosso dalla propria mente la curiosità verso una varietà autoctona sconosciuta… mi è stato anche detto “se nessuno ha mai estratto l’olio prima ci sarà una ragione…”.

Attestato di eccellenza

Ma siccome secondo me gli antichi erano saggi ma non perfetti, siccome l’eco del sentore di pomodoro mi era restato in mente, siccome nel frattempo avevo compreso il significato di biodiversità, siccome sento parlare dell’Italia che perde terreno rispetto agli altri Paesi produttori, ho pensato che anche io nel mio piccolo potevo fare qualcosa. Quindi? Ho raccolto le olive delle mie 48 piante di Tendellone che si chiama così perché tende e tentenna al vento: 260 chili ed ho prodotto 19 litri di olio. Un tesoro incredibile.
Il mio Tendellone… Uno degli oli di eccellenza riconosciti dall’Assam alla 15^ Rassegna degli oli

varietà tendellone

Monovarietali. Un olio buono, fatto con amore, che ho voluto condividere con le tante persone che in questi miei 19 mesi – un mese al litro… – di lavoro hanno creduto in me e nel mio piccolo progetto e che in qualche modo credono che ognuno di noi può cambiare il mondo, anche con 19 litri di olio…

Claudia Pompilj – Agricadd Società Agricola Srl – www.orodigiano.it

 

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